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* Proverbi Gallipolini - Meteo Gallipoli
 

di seguito i proverbi meteo tratti da
“RACCOLTA DI PROVERBI E MOTTI IN DIALETTO GALLIPOLITANO – Mondo Reale, meteorologia”
di Emanuele Barba (Gallipoli 1819 - 1887) docentefilosofomedico e letterato italiano.

 

  • Ci fabbraru nu’  fabbariscia, marzu male pensa. E ci frabbaru l’avi a tutti, citrava lu vinu intra lli utti.

(trad.) Se febbraio non febbreggia, marzo campeggia. Se febbraio non inferna, marzo mal pensa.

  • Lu mese nnanzi brile nu pozza mai vanire.

(trad.) Il mese che precede aprile (marzo) non possa mai venire.

  • Marzu pacciu.

(trad.) Marzo pazzo.

  • Febbraru curtu e maru.

(trad.) Febbraio corto ed amaro.

  • Aprile cupertu, masciu scupertu.

(trad.) Aprile  coperto (nuvoloso, piovoso) maggio scoperto (asciutto).

  • La luna de sciannaru face nfili l’acu chiaru.

(trad.) La luna di gennaio fa infilare l’aco facilmente.
Nota - I migliori pleniluni sono quelli di gennaio.

  •  Luna curcata, marinaru all’erta.

(trad.)       Luna coricata, (cioè coverta) all’erta marinaro.
            

  • Cu sciaroccu chiaru e tramuntana scura,

    de corpi de mare nu’ a’ bbire paura.
(trad.) Con scirocco chiaro e tramontana oscura,
                di colpi di mare non aver paura.
     

  • Russu de sera, bonu tiempu se spera;

    russu de matina, l’acqua è vicina.
(trad.)  Aria rossa la sera, bel tempo si spera;
Rosso di mattina, pioggia vicina.

  • Tiempu russu, o acqua o ientu o frusciu.

(trad.) Tempo rosso, o acqua o vento o fruscio.

  •  Celu a pecuredde, acqua a quartaredde.

    (ovvero) celu pecurinu, l’acqua stae ncaminu.
(trad.) Cielo a pecorelle, acqua a mezzine. (ovvero)
Cielo pecorino, la pioggia è in cammino.
Nota –  Le nuvole altro non sono che onde di aria fredda che valigiano, o affrontano una
atmosfera più calda; e quando assumono la forma di pecorelle, indicano che una corrente d’aria fredda invade un’atmosfera satura di vapori, i quali in conseguenza si condensano e danno luogo alla pioggia.

  • Doppu tre troni vene l’acqua.

   Doppu tre perate vene la cacca.
(trad.) Dopo tre tuoni viene la pioggia.
               Dopo tre brine l’acqua a mezzane

  •  Quantu cchiù forte chiove, cchiù

     mprima scampa.
(trad.) Quanto più forte piove, tosto spiove.

  •  Sarienu e scelu nu’ resta ncielu.

(trad.)Rugiada e gelo non resta in cielo.

  • . Lu punente te mena lu dente.

     La tramuntana lu core te sana.
     Lu sciaroccu ete scuiatu e porcu.
     Labici mai benefici.
(trad.)      Il ponente ti fa tremare.
 La tramontana il cuore ti sana.
Lo scirocco è ernioso e porco.
Libeccio, mai benefici.

  •  Punente, tramuntana se sente.

(trad.) Ponente, tramontana se sente. Vuol dire che quando  spira il ponente,  la tramontana è prossima, perché questa, sopravvenendo, deve vincere la  resistenza di  una  corrente contraria, e ciò da luogo,  giusta le leggi della  meccanica,  alla risultante,  che segna la direzione  della diagonale,  cioè  del  vento  di ponente.
             

  • Jentu marina mena la meju cima.

(trad.)              Vento di marina abbatte anche gli alberi migliori.
       

  •  Lu mese de miessi, de li panni te ndessi.

(trad.) nel mese delle messe(luglio) da’ panni te ne esci (realmente però sono i panni che si depongono).
  

  •  Vinne ustu e nu’ te vastisti, fiaccu

     cunsiju avisti.
 (trad.) Venne agosto e non ti sei provveduto di abiti, mal consigliato fosti !
Vuol dire che bisogna pensare in tempo a fornirsi di vestiti per la stagione cattiva.
 

  •  De le linazze, cojete le strazze.

(trad.) Dopo la vendemmia metti in sesto gli stracci, cioè gl’indumenti perché comincia a far freddo.

 
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